Palazzo Terni

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Palazzo Bondenti Terni de' Gregory: una meraviglia architettonica

Il palazzo fu iniziato per volontà del conte Nicolò Maria Bondenti nel 1698 per certificare il nuovo status nobiliare recentemente raggiunto dalla famiglia. Venne innalzato su un’area in precedenza occupata da una grande casa appartenuta alla famiglia dei conti Premoli e da altri edifici minori. Il progetto e la realizzazione dei lavori furono affidati all’architetto Giuseppe Cozzi (Piacenza, 1671-1712). Una prima parte dell’edificio fu completata entro il 1704, perché in questa data il conte Bondenti risulta già residente nel palazzo. I lavori si protrassero a lungo, tanto che nel 1723, alla morte del conte Nicolò Maria, non erano ancora terminati. Gli eredi continuarono l’edificazione del palazzo, sotto la guida del capomastro Andrea Nono fino al 1737 quando la costruzione fu definitivamente sospesa lasciando incompiuta la parte destra del corpo centrale, come ancora oggi si può vedere.

La famiglia Bondenti aveva ottenuto il riconoscimento della propria importanza nel 1652 quando Giacomo era stato ammesso a far parte del Consiglio Generale di Crema che amministrava la città e il contado per conto della Repubblica di Venezia. Il titolo nobiliare di conte di Meduna fu concesso dalla Serenissima a Nicolò Maria Bondenti, fondatore del palazzo, nel 1682. Il casato si estinse nel 1810 quando morì l’ultimo discendente maschio, il conte Luigi. La proprietà del palazzo passò per via ereditaria femminile ai nobili Porta Puglia, famiglia proveniente da Piacenza. Quando anche questo casato si estinse il palazzo divenne proprietà, sempre per via ereditaria femminile, della famiglia Terni de’ Gregorj a cui ancora oggi appartiene.

La famiglia de’ Gregorj, originaria di Terni, si trasferì a Crema alla fine del XII secolo occupando un’intera vicinia, non lontana dal palazzo qui esaminato, che da essi prese il nome. Fra gli appartenenti alla famiglia Terni de’ Gregorj si segnala la storica dell’arte Winifred Taylor (1879-1961), moglie del conte Luigi Terni de’ Gregorj, autrice di studi per molti aspetti ancora insuperati dalla storiografia contemporanea.

Il complesso è il più significativo esempio di palazzo barocchetto presente a Crema. È composto da due ali principali a sud e a nord, raccordate da un corpo centrale arretrato.

Lo spazio delimitato dai tre blocchi è chiuso a est da un muro di cinta ingentilito da finestre ellittiche sormontate da frontoncini curvilinei ai lati e triangolari per le tre centrali. Le cinque aperture sono separate da lesene che terminano con quattro statue eseguite nel 1716 dagli scultori milanesi Giovan Battista Dominone (la prima a sinistra) e Carlo Francesco Mellone.

Esse sono raffigurazioni allegoriche della Generosità (la donna con il bambino), della Saggezza (la donna con il libro) e della Prosperità (la donna con la cornucopia da cui escono fiori). L’ultima a destra, una donna che abbraccia una pecora, allude al commercio dei panni di lana che è all’origine della fortuna della famiglia Bondenti. Eleganti lavorazioni in ferro battuto impreziosiscono i balconi, le finestre, le aperture ovali della muraglia verso la via Dante Alighieri e il cancello, che reca la firma di Giovan Battista Racchetti.

I tre corpi di fabbrica in cui si articola il palazzo sono suddivisi in tre piani (terra, piano nobile e sottotetto) scanditi da cornici marcapiano in cotto. Le finestre presentano elaborate cornici barocchette con decorazioni in cotto. Due portali con eleganti decorazioni in pietra si aprono nelle due ali.

Quello principale, nell’ala sud, dà accesso al cortile centrale attraverso un profondo androne con pregevoli volte di mattoni a vista. Proseguendo lungo l’asse d’ingresso si giunge al giardino, dove si affaccia l’ala più antica del palazzo: al piano terra si sviluppa l’appartamento estivo costituito da quattro stanze riccamente affrescate nel 1709 da Giovanni Galliari (post 1722) e Martino Cignaroli (Verona, 1649 circa – Torino, 1726), già collaboratori nella cappella Bondenti nella chiesa di San Bernardino.

Il cortile delimitato dai tre corpi dell’edificio prevede un portico sorretto da colonne binate che reggono archi ribassati. Alle pareti sono affisse delle iscrizioni che ricordano le famiglie a cui appartenne il palazzo e gli ospiti illustri che vi soggiornarono, tra cui il re Vittorio Emanuele II (Torino, 1820 – Roma 1878) nel 1859 e il Principe di Piemonte, Umberto di Savoia (Racconigi, 1904 – Ginevra, 1983), il futuro re di Maggio, nel 1924.

Al centro del portico si trova lo scalone d’onore a quattro rampe con ringhiera di ferro battuto che conduce al piano nobile. La volta è ornata da un affresco raffigurante l’Apoteosi della famiglia Bondenti, opera del pittore ticinese Bartolomeo Rusca, e da stucchi del luganese Pietro de’ Giorgi, eseguiti nel 1728.

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Informazioni

Via Dante Alighieri, 22

Residenza privata